Allora davanti a noi passarono i cavalli: passarono cavalli grigi e morelli, cavalli bai, cavalli sauri, cavalli pomellati; passarono al passo, al trotto, al galoppo destro, al galoppo sinistro, in appoggio e caracollo.

Carducci ed io li fissavamo incerti. Ad ogni nuovo cavallo che appariva io dicevo: — Voglio questo!

Specialmente mi colpì un magnifico baio con due belle calze bianche sulle gambe posteriori.

Ma il professore di filosofia con cipiglio da conoscitore sentenziò:

— «Balzano da due vale quanto un bue».

E questo mi raffreddò.

Indi ne apparve uno tutto bianco, colla coda lunga e la criniera increspata come se gli avessero fatto l'ondulation Marcel.

— Questo! — esclamammo in coro tutti e tre; ma il cavalier Rossi si affrettò a spiegarci che il puledro — un arabo puro sangue — apparteneva alla cavallerizza di un Circo Equestre Americano; e lo fece ricondurre via.

Ma ecco comparire un altro stallone, un morello altissimo, quasi gigantesco: breve coda irrequieta, orecchie mobili, nervose; occhi lampeggianti in cui balena nell'angolo il bianco iniettato di caffè.

Entrò con passo danzante, alzando i piedi come se la terra gli facesse schifo. Era tutto nero, eccetto due calzerotti bianchi alle gambe posteriori e uno alla gamba anteriore.