Dodici lire al giorno! Una specie di formicolìo mi percorse, fermandosi soprattutto nelle mie ginocchia.... Dodici lire al giorno!
Mio padre mi mandava un assegno di duecento lire al mese; e ogni qualvolta passavo un mese in villeggiatura o all'albergo, per tre mesi non avevo più nulla. Allora andavo a rinchiudermi in campagna in casa di mio fratello dottore; oppure, come ora, mi rifugiavo dalla signora Luzzatto e stavo un po' di tempo con lei.
Corsi subito in via Borgo Spesso. Arrivai pallida e stravolta.
— Che cos'hai? — esclamò con ansia la dolce signora.
— Ho un cavallo! — balbettai. — Un cavallo nero, grandissimo, balzano da tre.
— Riposati un poco, — disse la signora Emilia, con dolcezza ferma. — Mettiti subito a letto.
E vidi che andava verso l'armadietto delle medicine per cercare il termometro clinico.
La convinsi, con qualche difficoltà, che non deliravo. La pregai anzi di venire a vedere Giosuè Cavallo; ma ella, che aveva di tutte le bestie e in ispecial modo dei cavalli un'invincibile paura, non ne volle sapere.
— E che cosa ne farai? Dove lo terrai?
— Non so.... non so, — balbettai smarrita. — Non crede che.... l'onorevole Riccardo.... forse.... saprebbe dove metterlo?