— Fino alle sette del mattino, quando la custode verrà ad aprire.
— Misericordia! — esclamai, e chinando il capo tra le mani, piansi.
— Farebbe meglio a togliersi il cappello e cercar di dormire, — disse lui.
Obbediente e piangente tolsi il cappello e il velo, e quando li ebbi tolti non sapevo dove metterli; se sul lavabo o per terra. Mi decisi per il lavabo: e, deponendoli, gettai uno sguardo nello specchio.
Mi vidi una piccola faccia smunta e gli occhi spiritati e gli ondulati capelli in disordine. Tuttavia non ero bruttissima. Già.... se avevo potuto piacere al conte Lucien de Lussain-Maldé, così difficile a contentare.... Nello specchio incontrai lo sguardo del capostazione; arrossii, e tornai a sedermi.
. . . . . . .
Come passarono le ore? Non lo so.
Ogni tanto guardavo l'orologio, e, dopo due o tre ore, quando lo riguardavo erano passati dieci minuti! Pensai alla zia Clotilde e al suo piede; pensai a Lucien, che certo s'aggirava, frenetico e disperato, pei corridoi della stazione....
Invece no. Seppi poi che in quel frattempo egli (arrivato difatti col treno delle ventitrè) adesso saliva nella nebbia e nella neve da Montreux a Glion; saliva a piedi perchè a quell'ora non c'era più funicolare; e lo accompagnavano — fiutando l'articolo sensazionale — un redattore del Journal de Genève e due altri cronisti che i de Lussain avevano invitato per render conto della festa. La strada è lunga, ripida, scurissima; e i tre salivano cupi, tragici, gelati, sdrucciolando nella neve e nel fango, coi colletti rivoltati fino al naso.... salivano verso la dormente zia Clotilde per svegliarla di soprassalto e gettarla nel pànico e nella disperazione....