E il capostazione ed io, rinchiusi nella «toilette de luxe», ci guardavamo inebetiti ascoltando da lungi un suono festoso di campane....

Bérangère tacque.

— Ebbene? — chiesi io.

— Ebbene? — fece Bérangère, e colle dita irrequiete tornò a far saltare il topo rosso dall'una mano all'altra.

— Come andò a finire? Come passaste la notte?

— Ma, non so, — fece Bérangère; — faceva un gran freddo.... camminammo in su e in giù.... Poi ci parlammo. Io gli narrai di Lucien, ed egli mi parlò di suo padre, un vecchio dottore di La Chaux-de-Fonds e di una sorella «bionda come una lampada accesa». Mi piacque il paragone: e pensai, guardandolo, che anch'egli era biondo come una lampada accesa. Le sue chiome flave parevano mandar luce.

Poi parlammo di letteratura e di musica. Egli era stato in Ispagna e in Germania prima della guerra; aveva letto «Also sprach Zarathustra», e gli piacevano le sinfonie di Mahler.

Io gli recitai «À genoux, à genoux au milieu de la classe»; e poi egli, seduto sul lavabo, mi cantò dei brani d'opera.

Stava appunto cantandomi il Leitmotif delle Figlie del Reno, allorchè uno strepito alla porta ci fece voltare. Era la custode, esterrefatta, che dalla soglia ci contemplava.

Ma come! Erano già le sette del mattino?...