Io sento di non aver nulla. Nè genio, nè gioventù, nè speranza. Vivo solo, rintanato come una fiera; selvaggio e scontroso nel mio studio tra questi esseri gelidi e immoti di creta e di marmo foggiati da me. Talvolta li guardo — sono tutti nell'atteggiamento della sofferenza! — e mi chiedo:
«Perchè vi ho creati?».
Forse Iddio così guarda noi, e si fa la stessa domanda.
Gentile signora,
Con lieto animo ricevo e accetto il lusinghiero invito.
A. Galeazzi.
(LEI)
Claudio mi ha fatto una scena di gelosia che ha durato quattro ore. Ciò mi rialza il morale.
Oggi con lui e qualche amica, da Baratti, nella «princesse» di Rescia mi sentivo veramente «Au-dessus de la mélée». A proposito, che libro sarà quello? L'avrà scritto certo una donna con un vestito nuovo, un amante geloso e un cappello che le stava bene.
Egregio signore,