L'inversione! Fargli leggere prima la fine della mia opera — Parte Terza — e poi la continuazione — Parte Seconda. Basta questo semplicissimo mezzo per generare nella sua mente quella confusione necessaria a convincerlo che si trova di fronte a un capolavoro.

Dunque ecco la fine del mio racconto).

Dopo questo trasecolante avvenimento.... (il lettore non sa di quale avvenimento si tratti, ma appunto in questo sta l'interessante) si sparse per la città sul conto di Manlio una dicerìa macabra e misteriosa.

Donde nacque?... Chi l'originò?... Mistero. Ma il nefando sospetto serpeggiò, subdolo, da casa a casa, da ristorante a caffè, da strada a piazza. E un giorno tutti lo sapevano, tutti lo dicevano. Manlio De Luca aveva ucciso sua moglie!

— Ma perchè, perchè l'avrebbe egli uccisa? — gridava l'amico (di cui oggi la missione era di saperne meno di tutti gli altri), perchè? — E battendo coi pugni sul tavolino di marmo del Caffè più frequentato, urlava: — Perchè?

— Perchè Manlio è un poeta, e quindi un degenerato, — diceva l'uno.

— Ma se voi stessi, — ribattè l'amico, — ma se voi tutti avete sempre detto di Manlio che non era che un mezzo poeta. Quindi non poteva essere che un mezzo degenerato. E per uccidere la moglie bisogna essere un degenerato completo.

Su questo punto si fu d'accordo. Ma un altro suggerì:

— L'avrà uccisa perchè aveva quarant'anni ed era grassa.

— Ma lui ne ha quarantotto! — gridò sdegnato l'amico. — E se la signora Clotilde era grassa, non era più facile farle fare la cura Guelpa (Digiuno e Purga, Quintieri L. 3.50) che ammazzarla?