Ora, di giorno, coi muscoli rilassati, cogli occhi chiusi e il bianco d'uovo sulla faccia, ella passava in severa rivista i ricordi della serata precedente, come un colonnello farebbe allineare davanti a sè i soldati tra cui volesse ravvisare un delinquente.

Ripassò mentalmente l'intero programma della serata.

I primi due numeri — causa il pranzo e il Tokay — non li avevano veduti; dunque si potevano escludere. Erano entrati nel loro palchetto a metà del terzo numero: «The Jolly Japs», una compagnia di equilibristi giapponesi; Manlio non li aveva neppure guardati; anche quelli erano dunque esclusi.

Il numero 4 era un baritono francese. Escluso.

Numero 5: «La blonde Aglaé», danzatrice. Manlio l'aveva guardata; aveva detto: — «Che rana! — e ritiratosi in fondo al palco aveva schiacciato un sonnellino. Esclusa.

Numeri 6, 7 ed 8, esclusi, perchè Manlio dormiva.

Numero 9: Canzonettista Belga. Manlio s'era svegliato di soprassalto, s'era affacciato all'orlo del palco; poi, ritraendosi, aveva acceso un sigaro. Poteva essere lei?... Mah!

Numero 10: Prestidigitatore Chinese. Escluso.

Numero 11: Cani ammaestrati. Esclusi.

Numero 12: Quadri Viventi Allegorici della Guerra Mondiale. Primo Quadro: «Gli Alleati affrontano la Tigre Germanica». Niente. — Secondo Quadro: «La piccola Martire» (il Belgio). Niente. — «Il Sorriso della Vittoria». Ah!... Vediamo. La Vittoria era tutta chiusa in un'armatura d'acciaio, e invero di lei non si vedeva, sotto l'elmetto rilucente, che il sorriso. Ora è difficile che un sorriso per quanto radioso, basti da solo a turbare.... No. Escluso anche il Sorriso della Vittoria. — «La Liberazione della Colonia Germanica Sud Africana». Esclu.... Alto-là!