— Che esagerata! — risi, baciandola.

E lei subito mormorò il suo solito — Grazie!

— Addio, Lola. Andate a casa. Badate di far giudizio. E mangiate molte uova.

— Addio, Fata Luminosa, — singhiozzò lei.

E la lasciai così — sola, in mezzo alla strada maestra; piccola e scura sullo sfondo del Monte Rosa, col suo male e la sua malinconia. Ricordo che dopo qualche chilometro — e i fiori ciondolavano le teste di qua e di là, stanchi d'essere portati come io di portarli — passai davanti a una piccola cappella. Mi fermai a guardare. Dentro, una Madonnina sorrideva in atteggiamento assai mite, quasi le rincrescesse d'aver messo per errore il piede sulla testa del serpente. Sette stelle le incoronavano il capo.

Le posi sul davanzale i fiori. — O Madonnina dalle Sette Stelle! — pregai. — Fate guarire Lola.

E ripresi la via.

. . . . . . .

Il destino mi trasse lontano, e Lola era già da un pezzo scordata, quando mi giunse a Parigi (rispeditomi dal mio indirizzo «stabile» di Milano, dove non mi trovo mai) una cartolina. Era scritta in una grande calligrafia chiara e infantile; e diceva: