— Vuole ch'io la conduca.... quelque part?

Ella mi guardò un po' stupita e non rispose subito. Indi chiese repentina: — Lei appartiene alla redazione del Matin?

— Sono scrittrice, — risposi evasivamente.

— Ah! — vi fu un attimo di pausa. — E.... sa chi sono io?

Allora, guardandola fisso, io ripetei la frase dell'usciere.

La donna si volse di scatto e un'espressione indefinibile le passò sul volto. Era come un tic nervoso che per un attimo le sconvolse i lineamenti.

— Ah!... — fece di nuovo. E tacque.

In me la smania dell'esplorazione psicologica era nata, e s'agitava.

— Venga a prendere il thé con me al Grand Hôtel, — dissi, seguendo l'impulso irrefrenabile dello scrittore davanti ad un'anima nuova, ad un'esperienza nuova.

— Che strana idea! — esclamò lei, e rise. Aveva un sorriso bellissimo; ma non era un sorriso consenziente; anzi, vidi i suoi occhi vagare inquieti per il boulevard, come s'ella meditasse la fuga..