D'improvviso mi balzò nel ricordo un consiglio datomi un giorno a Roma da un eminente personaggio diplomatico: «Se mai volete ottenere qualche cosa da qualcuno», mi aveva detto lui, «ricordatevi di guardarlo fissamente in mezzo agli occhi: proprio tra le due sopracciglia! Quindi esprimete lentamente e con ferma volontà il vostro desiderio. Vedrete che nove volte su dieci riuscirete nel vostro intento».
Allora io, ferma su quel trottoir parigino, incurante dei passanti, fissai con intensità ipnotizzante quella sconosciuta; la fissai nel centro della fronte tra le due sopracciglia nere, e ripetei il mio invito.
Ella ebbe uno strano gesto delle spalle, un istante d'esitazione.... Indi accettò.
Il foyer del Grand Hôtel era pieno di una folla cosmopolita, profumata e mormorante. L'orchestra suonava dei languidi «Hesitations» e dei sussultanti «Shimmy-shakes». Trovammo una tavola appartata in mi angolo, tra fronde e fiori; e ci venne servito il thé.
— Volete aprirmi per un istante la vostra anima? — diss'io.
La donna volse su me i suoi occhi un poco spiritati. Aspettava.
Ed io l'interrogai.
— Foste amata da.... quell'uomo?
Ella chinò il capo in segno di affermazione.
— Che cosa vi siete detta quando scopriste che era un assassino?