— Bisognava trovare Nancy, — disse Valeria.
— E pensavo alla piccola Edith e alla sua povera madre, che dovettero partir sole... abbandonate da quelli che amavano, nell'ora più fosca della loro vita...
— Ma bisognava pur proteggere Nancy, — disse Valeria, con grandi occhi stupiti.
Udendola, egli comprese tutta l'inesorabile, la spietata forza dell'amore materno. Per Valeria nulla contava, nulla esisteva all'infuori di Nancy, — di Nancy che pure con dolce mano incosciente le aveva tutto rapito. Anche lui, non si era staccato da lei, preso e avvinto da Nancy?
— E penso a te, Valeria, — seguitò Nino, con voce bassa e tremante, — a te, di cui io ho calpestato il povero cuore...
— Non importa, non era colpa tua, — disse Valeria con un piccolo singhiozzo. — Amavi Nancy; come potevi non amarla? — I pietosi occhi le si empirono di lagrime. — Ed ora anche le tue speranze sono naufragate, anche tu hai il cuore spezzato!...
Nino non rispose. Si volse e andò alla finestra. Rivedeva Nancy, Nancy dalla voce dolce, dagli occhi come giacinti ceruli sotto il fosco slancio delle chiome.
E ancora una volta egli comprese come essa, nella sua innocenza di tortorella, avesse assorbito e sommerso l'esistenza di tutti quelli che le stavano d'intorno. Nella sua soave debilità, nella sua fralezza puerile, ella aveva infranto, distrutto e devastato. Le esistenze di tutti quelli che l'avevano amata erano state necessarie a nutrire la chiara fiamma del suo genio, il bianco fuoco della sua gioventù.
Nino fissò gli occhi sul rosso tappeto nuziale che stendeva la sua striscia scarlatta fino all'orlo della strada. E gli parve un sentiero di sangue.
— Ecco — diss'egli — la traccia del Divoratore!... Ecco il passaggio della colombella di preda!...