— Il miglior treno per l'Italia — disse improvvisamente il signor Frederick Allen — è quello delle nove stasera. Avete giusto un'ora. E' un ottimo treno.
Aldo guardò Nancy; e Nancy guardò il cielo. Era color lilla pallido e rosa sfumato. Dove la chiarità era più perlata, navigava, come una coppa trasparente, la luna novella. Gli tzigani suonavano la « Manon ». E in lontananza era il mare.
— Bisogna prendere quel treno, — disse Aldo, alzandosi e battendo col cucchiaino sulla sotto-coppa per chiamare il cameriere.
— Oh, Aldo! — disse Nancy. — Non vogliamo restar qui? ed essere felici?
— Restar qui ed essere felici, — disse Anne-Marie con un sorriso incantevole.
V.
Aldo ripagò il viatico all'amministrazione, ed entrò nelle sale da giuoco con Nancy. La proprietaria dell'albergo fece venire da Villafranca una bonne, che doveva passeggiare su e giù nei giardini con Anne-Marie, e portare la bambola. Non costava niente, quella bonne! cinquanta franchi al mese! Si misero in pensione all'albergo; anche questo non costava niente: quarantacinque franchi al giorno! Fecero delle gite in carrozza che non costavano niente: trenta franchi per andare alla Turbie; venti franchi per Cap-Martin; sessanta per la Corniche. Tutto era per niente. Dieci minuti alle tavole da gioco e Nancy aveva guadagnato più di quanto occorresse per un mese.
Nancy regalò alla cameriera il suo costume da viaggio. Mandò a sua madre un mantello di Doucet (Valeria lo trovò così bello che non osava portarlo). Mandò dei regali allo zio Giacomo e alla zia Carlotta; ad Adele e a Nino; a Clarissa e a Carlo. Si ricordò di un ometto senza gambe che da tanti anni vedeva a Milano seduto in un carrettino sul Corso, e mandò a Valeria cento franchi perchè glieli desse.