« Voi mi chiedete di parlarvi di me: questo mi piace, perchè sono egoista e soggettiva.

« Io sono una giocatrice. A Montecarlo la Roulette — la folle Lorelei del Mezzogiorno, dagli occhi verdi, dalla voce d'oro — mi attira e mi incanta! Le ho gettato, or non è molto, nella avida gola insaziata tutti i denari su cui potevo mettere le mie piccole mani bianche. (Ora sapete che ho delle piccole mani bianche).

« E sono una sognatrice. Sono uscita per solitarie vie, sognando voi, mio sconosciuto eroe, e le misteriose foreste dell'Uhland, e le perdute principesse del Maeterlinck, finchè ho sentito delle vive lagrime — rare visitatrici! — tremare nei miei sereni occhi glauchi. (Ora sapete che ho dei sereni occhi glauchi).

« E sono una selvaggia, una selvaggia ultracivilizzata, col candido petto, pieno di ruggiti e di smanie primitive, ricoperto di gioielli.

« Adoro i gioielli. Ho dei brillanti insolenti, quasi azzurri, grandi come il mio cuore! — che dico? — di più, di più! E li porto a tutte le ore, in tutte le stagioni — intorno al collo, alle braccia, alle caviglie — su tutta me!

« Spero che anche voi portate molti gioielli.

« Adoro gli uomini ineffabilmente anormali e mauvais-genre, che portano degli anelli fino alla punta delle dita.

« E sono femminea... oh, oltre ogni dire femminea! Non porto che delle vesti ondeggianti, delle fluttuanti trine, dei larghi cappelli ricadenti ad ombreggiare le mie morbide chiome. (Sì; le mie chiome sono morbide).

« Non ho opinioni; non ho vedute. Non seguo mai il filo di un ragionamento. Sono contenta di essere una piccola creatura indifesa che tutti proteggono e compiangono e sgridano e adorano.

« Non bevo « cocktails ». Fumo (ve l'ho detto?) delle sigarette russe profumate all'eliotropio bianco — e certo nessun uomo farebbe una cosa così nauseante.