E la lasciò piangere per un gran pezzo.
Quarto era già scivolata indietro nelle lontananze; sull'acqua lucida, Genova, grandiosa e rischiarata dal sole, moveva pianamente al loro incontro.
Finalmente Nancy alzò il viso.
— Non posso andare avanti a piangere eternamente, — disse con un tremulo sorriso. — Il capitano ci guarda, e pensa che voi siete un orribile e feroce orco, un selvaggio inglese che mi maltratta.
Erano quasi in porto.
— Su! prendi la tua valigetta, — disse lui, — e prontati. E taci.
Ella rise, arrossendo, e obbedì prestamente. I pochi viaggiatori erano in piedi aspettando di sbarcare. Nancy colla valigetta in una mano, e il pacco di ombrelli e di bastoni nell'altra, si mise in piedi dietro a lui, mansueta e piccola.
E guardò le larghe spalle, che le stavano davanti come un baluardo. Ah! come si sentiva protetta e tranquilla! E' pur dolce avere qualcuno che vi sgrida e ha cura di voi, e vi dice: fa questo e fa quello! Nancy chinò il viso sul pacco degli ombrelli e baciò il manico ricurvo del bastone del Selvaggio.
Una carrozza li condusse all'Hôtel Isotta. Egli non le diede più del tu. Pranzarono. Poi sedettero sul balcone a guardare la gente che passava per via Roma. Vanitosi e decorativi gli ufficiali passeggiavano a due a due, a tre a tre, arricciandosi i baffi, e guardando in faccia alle frettolose sartine, o sogguardando le signorine snelle e timide, camminanti al fianco di prosperi e maestosi genitori. La banda militare suonava in piazza Vittorio Emanuele; e la musica giungeva, soave e distante, al loro balcone.
Allora Nancy gli raccontò tutta la sua « Storia del Lupo ». Gli raccontò del suo lavoro: del primo libro di poesie che aveva scosso ed entusiasmato tutta Italia; e del secondo libro, il Libro interrotto — che avrebbe dovuto essere il suo grande capolavoro...