Così fu dato a Bertolini il nome di Bemolle, che gli rimase per sempre.
Bemolle, che era sopratutto compositore, ora non componeva più. Egli fu ben presto uno dei Divorati. Le sue mattinate erano prese dal Professore. I suoi pomeriggi egli li diede ad Anne-Marie. Arrivava ogni giorno, dopo colazione, e senza dir nulla si metteva al pianoforte. Con accordi di dolcezza conturbevole, con arpeggi fluidi e preludianti, egli adescava la piccola Anne-Marie che lasciava giocattoli e racconti delle fate, e s'avvicinava, come attirata da un invisibile magnete.
E poichè il Professore aveva detto:
— Con questa bambina si può cominciare dalla fine, — Bemolle la condusse con inviti astuti e con musicali allettamenti, a traversare lieta e leggiera i trabocchetti del Paganini, gli abissi del Beethoven, le alture di Bach.
E i suoi nove anni non erano compìti ancora.
E venne il giorno in cui Nancy fu chiamata dal suo lavoro per sentire Anne-Marie che suonava la « Chaconne ».
Quel giorno Nancy, tornando nella sua camera, piegò e mise via la sciarpa con cui si era coperta le orecchie. Radunò i suoi manoscritti, li legò insieme, li baciò e disse loro addio. Poi li ripose. Per sempre.
In risposta alla lettera di Nancy, il Selvaggio venne a Praga.
Era assai confortante il rivederlo. La sua statura e le sue larghe spalle riempivano l'appartamento; la sua tranquilla forza soggiogava e calmava gli animi. Ben egli era « il baluardo » di cui Clarissa aveva parlato nella Villa Solitudine, tanti anni fa.
Fortunata la donna che appartiene a un baluardo. Dopo ch'ella si sarà sforzata a buttarlo giù, si sarà agitata per smuoverlo, affannata per raggirarlo, e ferita per cozzarvi contro, siederà tranquilla e domata nella sua ombra protettrice, e ringrazierà il cielo d'averlo trovato incrollabile.