Un'ora dopo l'arrivo del Selvaggio, la imperiosa Anne-Marie era soggiogata e rapita; Fräulein, sollecita e felice, s'affaccendava per rifocillarlo e ristorarlo; e Nancy, calma e serena in poltrona, lo contemplava; e le pareva che nulla più al mondo potesse perturbarla o ferirla.
Quando fu sera, e che Fräulein era andata a condurre a letto Anne-Marie, il Selvaggio, fumando il suo sigaro, disse a Nancy:
— Ho fatto ciò che mi chiedeste nella vostra lettera.
— Non so più, — disse Nancy.
— L'asilo fiorito e solitario in Italia vi aspetta. Ha un grande giardino e una immensa vista. Quando vi ci avrò installata, parto subito per il Transvaal.
— Oh Dio! — disse Nancy.
— Come dite? — disse il Selvaggio.
— E' proprio necessario che andiate così lontano?
— Sì; nella miniera di San Juan c'è qualche cosa che non va. C'è dell'acqua. Avrei dovuto partire molto prima; tre mesi fa, quando ve lo scrissi. Ma questo non vi riguarda, — soggiunse seccamente il Selvaggio.
— E' vero, — disse Nancy, molto mite.