— « Vieuxtemps, Fantaisie ».

E i fogli di musica, fruscianti, si volgono.

Tutta Praga accorse al Rudolfinum, la sera del concerto; si affollò in platea, si stipò nelle gallerie, sedette, bisbigliando e tossendo, nelle poltrone e nei palchi.

Poi l'orchestra Boema prese i suoi posti. Jaroslav Kalas salì al suo scanno, e fu suonata una Ouverture.

Una breve pausa. Ed ecco, nel silenzio teso, intenso, apparire Anne-Marie col violino sotto al braccio.

... Ora, ritta al suo posto, la minuscola figuretta bionda spicca come una miniatura azzurra sui neri abiti dei professori d'orchestra. Porta una corta veste ondeggiante di raso celeste, le calze e le scarpette nere; e la bionda chioma è divisa da una parte e legata con un nastro celeste sulla tempia. Pare l'incarnazione della serena infanzia; pare la sorella di tutte le bambine che sono al mondo.

Un lungo mormorìo commosso passò nel pubblico; e nelle gremite gallerie fu un grande spingersi e sporgersi per poterla vedere.

Calma e serena, Anne-Marie volse i tranquilli occhi su quelle mille faccie rivolte a lei. Girò lo sguardo quieto per il largo cerchio delle gallerie; e non appena la luce del suo sguardo li colpiva, tutti quei visi intenti, come per incanto, si rischiaravano d'un sorriso. Anne-Marie con un piccolo gesto del capo per gettare all'indietro i leggieri capelli, avvicinò all'orecchio la voluta del violino, e pizzicando piano le corde, ne ascoltò il mormorato responso. Il direttore d'orchestra ritto al suo posto con la bacchetta in mano, la guardava, pallidissimo.

Anne-Marie gli fece con la testa un piccolo cenno, ed egli ribattè due colpi secchi sul leggìo. Br-r-r-r-r-r, rullarono i timpani...

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