Verso sera la piccola Nancy, eccitata e piangente, dovette essere mandata a letto; e anche la signora Avory si ritirò col mal di capo. Ma Fräulein sostenne una conversazione animata collo zio Giacomo; e Nino sedette al pianoforte e cantò delle canzoni napoletane a Valeria ed Edith, che tenendosi abbracciate coi visi vicini, lo ascoltavano rapite.
Seguirono giornate incantevoli; giornate di tennis e di golf, di croquet e di « garden-parties », con le belle ragazze dello Squire e gli impacciati figli del Vicar. La signora Avory vedeva appena alla sfuggita Valeria ed Edith, che uscivano correndo la mattina, e rientravano in fretta e furia a cambiarsi le vesti e a prendere racchette o « golf-sticks ».
Lo zio Giacomo frattanto girellava pel giardino, con la Fräulein, dandole dei consigli sul modo di coltivare i pomodori, e meravigliandosi che gli inglesi non mangiassero mai maccheroni.
— Nè « Knoedel », — diceva Fräulein.
— Nè risotto, — diceva lo zio Giacomo.
— Nè « Leberwurst », — diceva Fräulein.
— Nè cappelletti al sugo, — diceva lo zio Giacomo. E a tale pensiero egli si sentiva struggere di nostalgia.
Un giorno anche Valeria ebbe un accesso di nostalgia, di nostalgia acuta e straziante. Era precisamente il giorno del torneo di tennis — una giornata d'oro e d'azzurro che rammentava l'Italia. Nino, guardando Edith, le aveva detto:
— Il cielo è un plagiario. Ha copiato sfrontatamente il colore degli occhi di Edith... Non ti pare, Valeria?
E Nino, rivolto alla cugina, aspettava sorridendo la risposta.