Uscendo, gli impresarii dicevano a Lori:

— E' vero che ha sedici anni e le danno del « whiskey », per tenerla piccola?

E le madri uscendo dicevano a Lori:

— E' vero che suo padre la bastona tutto il giorno per farla studiare?

E Nancy era mortificata e piangeva.

Ma Anne-Marie in quell'ore andava fuori a passeggio con Fräulein e, coi capelli stretti in due treccie per non farsi riconoscere, saltellava nel parco e giocava al cerchio e alla palla colle bambinette boeme che non sapevano che ella fosse una celebrità. E le bambine boeme le tiravano le treccie e le davano dei pizzicotti e mettevano anche fuori la lingua, sempre non sapendo che fosse una celebrità. (E se lo avessero saputo, avrebbero fatto lo stesso). Anche Anne-Marie non sapeva di essere una celebrità; e voleva molto bene alle bambine boeme che mettevano fuori la lingua e le tiravano i capelli.

Frattanto la fama del « Wunderkind » era arrivata a Vienna; e tosto Anne-Marie fu invitata a suonare in quella città nella grande sala del Musik-Verein.

Dissero addio al Professore con molte lagrime di riconoscenza, e partirono, portando via il suo miglior violino e il suo unico assistente, perchè fu deciso che Bemolle andrebbe con loro a Vienna, per portare il violino, e fare le commissioni, e badare ai bagagli; e sopratutto per incaricarsi, quale uomo pratico, di trattare gli affari. Perchè di ciò che riguardava gli affari, nè Fräulein, nè Anne-Marie — e meno ancora Nancy — potevano dirsi competenti. Anche Bemolle era nervosissimo a questo proposito, perchè, come diceva lui, di transazioni finanziarie non ne aveva mai fatte in vita sua. Ma il Professore (che di affari se ne intendeva quanto Anne-Marie) s'incaricò di addottrinarlo.

— Bada, — disse a Bemolle, — che bisogna diffidare degli impresarii. Tutti lo dicono.

— Lo so, — disse Bemolle, già terrorizzato.