— C'entra, — spiegò Anne-Marie. — Perchè io avevo sette desideri, e ne avevo fatto una lunga lista tanto tempo prima. Avevo desiderato, — e Anne-Marie colla testa appoggiata al petto di sua madre, enumerò: — prima un cavallino tutto bianco con la coda lunga; poi una casa pel Schopenhauer; poi un battello a vapore per andarti a prendere, perchè non venivi mai; poi un vestito magnifico per Fräulein; e poi un orologio d'oro per Elisabeth; e poi un altro orologio, più d'oro, per te; e poi un altro per me; e poi un altro cane, non come Schopenhauer, ma nero con zampe bianche; e poi...

— Ma mi pare che siano già più di sette cose, — disse Nancy.

— Ce n'erano ancora! Ed erano tutte cose di cui avevo molto bisogno, — disse gravemente la piccola. — Ma allora tu mi hai scritto che il Re era ammalato.

— Mi ricordo, — disse Nancy.

— Mi hai detto che era il Re del tuo papà, ed era tanto buono che perdonava tutti. Degli intieri paesi pieni di gente cattiva, lui li perdonava!

— E' vero, — disse Nancy.

— E mi hai detto di pregare il buon Dio che lo facesse guarire.

— Sì, — disse Nancy.

— Io invece non ho fatto così. Ho detto a Dio: « Aspetta un momento! » E il giorno dopo era la mia festa, e avevo i sette desideri. Allora, — continuò gravemente Anne-Marie, assorta nei ricordi, — quando ho visto le candele accese ho pensato che per il tuo Re rinuncerei a un desiderio... e invece dell'orologio per Elisabeth, ho desiderato che il Re guarisse. Poi ho rinunciato anche al vestito per Fräulein, e ho desiderato ancora che guarisse il Re. Poi ho pensato che potevo anche fare a meno del cane nero; e poi ho lasciato andare anche il cavallo, e il bastimento, e tutto! — Anne-Marie alzò verso la madre i fidenti occhi azzurri. — E ho spento tutte le candele perchè guarisse il Re!... Così, è guarito.

Nancy la baciò.