— Già, Nino! — E Valeria si rizzò, lagrimosa e sdegnata. — Anche lui è stupido, anche lui ride per niente... In Italia — singhiozzò — non rideva mai! In Italia non si ride così, stoltamente, per far vedere i denti e fingere di essere vivaci.
Edith, attonita e muta, rimase a lungo contemplando la sconsolata figura di Valeria. E rifletteva. Poi d'un tratto si chinò, e baciando la cugina disse:
— Cara, non piangere, non piangere più.
Valeria, che aveva già smesso di piangere, ricominciò da capo. E pianse più forte quando, alzando gli occhi, vide il fuoco pallido della chioma di Edith, scintillante intorno al dolce viso, e i due piccoli laghi di Como soffusi di limpido pianto. Si baciarono ripetutamente, appassionatamente, e ciascuna disse di sè che era sciocca e che non piangerebbe più, eppoi ripiansero; e si ribaciarono; e andarono a letto.
E Valeria si addormentò.
Ma Edith, nel buio pensava.
Edith si alzò prestissimo l'indomani, e condusse Nancy a cogliere le primule nei boschi. Fu così che Nino e Valeria dovettero andare soli al tennis. Una ragazza grassa e torpida prese il posto di Edith nel torneo. Valeria rise tutta la mattina.
Edith e Nancy arrivarono in ritardo per il « lunch »: tutti erano già a tavola. Quando comparvero, la signora Avory diede un'esclamazione di sorpresa alla vista di Edith: e anche Nino la guardò, meravigliato.
— Ma, Edith mia, — disse sua madre. — Che cosa hai fatto? Come ti sei conciata?
— Conciata? — disse Edith ridendo. — Ma come? se questa è la famosa pettinatura « à la Klaus » che si usa nella Germania del Nord! Vero, Fräulein? E' Fräulein che me l'ha insegnata.