— Addio, — disse risoluta. — Se volete un autografo ve lo dò.

Aldo l'afferrò per le gracili spalle, fissandole negli occhi lo sguardo smarrito e disperato.

— Ma, Anne-Marie! Anne-Marie! Non mi riconosci? Hai detto, hai detto che ti ricordavi di me! Non riconosci tuo papà?

— No, — disse Anne-Marie.

— Ma non ricordi tuo papà, tuo papà che ti cantava « celeste Aida », quando eri malata a New York?... Non ti ricordi che ti conducevo la domenica a vedere gli scoiattoli nel parco? Piccola Anne-Marie, non mi riconosci, non mi riconosci?

Il viso della bambina s'era fatto rosso, e il suo labbro tremava. Scosse la testa.

— No, — disse a bassa voce.

Aldo si volse e si coprì la faccia colle mani. La piccina lo guardò un istante; poi si avvicinò in punta di piedi a sua madre, e le si annidò nel tenero braccio protettore. Indi i suoi ceruli occhi errarono verso il soffitto in cerca del pallone. Sì, era lì; colla breve corda pendula, lontana... Parve ad Anne-Marie che il pallone fosse diventato un po' più piccolo... Come mai, come mai l'avrebbe ella riavuto?

Nancy volse alla sua bambina un viso angustiato e pallido (anche quello pareva più piccolo del solito, pensò Anne-Marie) e le parlò a voce bassa:

— Anne-Marie; egli è tuo padre.