XXVII.

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« Miniera di San Juan.

« Nancy,

« E' finita l'attesa. Gli anni sono passati, i neri, tristi anni d'assenza e di solitudine.

« Parto di qui, per ritornare a te.

« Tu mi verrai incontro a Genova. E siederemo ancora su quel balcone dove — or sono tanti anni — tu mi dicesti del tuo Libro non scritto, del tuo Libro che temevi dovesse morire, come un bimbo non nato, nel tuo seno. Vengo a condurti a Porto Venere, bianca nel sole, come una Naiade che bagni la punta del piede nelle celesti acque marine. E il tuo Libro vivrà, vivrà alfine.

« E noi, anche, vivremo!... O Nancy, Nancy! Io sono da tanti anni così muto e solitario, che il mio amore non ha più parola. E nella mia vita buia e vuota la gioia entra come una piccola ombra spaurita, già pronta a volar via.

« Io l'afferro e la stringo, e le grido: « Resterai! Hanno termine alfine la solitudine e l'esilio! » Ma essa, la piccola ospite straniera, non lo crede.