— Edith, — sospirò sottovoce Valeria. — Ho creduto... mi pareva...
— Ah no, — esclamò Nino crollando il capo. — Non Edith! Povera creatura!
Poi si chinò rapido e le baciò la bocca socchiusa, prima assai che ella se lo aspettasse.
— Perchè hai detto di Edith « povera creatura? » — chiese Valeria, dopo avergli anche stavolta perdonato.
Nino si rabbuiò. Con aria grave si picchiò leggermente le dita sul petto:
— Ho paura... sai...
— Cosa?... cosa?... — e Valeria si sentì impallidire.
— Ma!... secondo me, è tisica, — disse Nino.
Valeria sobbalzò, strappando la sua mano dalla stretta di lui.
« Tisica! » Il cuore le si fermò, poi riprese a battere a precipizio, scuotendole e martellandole il petto. « Tisica! » La terribile parola le rievocò fulminea la memoria di Tom e il passato di lacrime e di morte. Sì, Edith tossiva! E' vero! tossiva. Ma in Inghilterra tutti tossono. Edith, la piccola Edith dai capelli biondi e dalle guancie di rosa? No! Non era vero, non poteva essere vero! Edith, così cara! così buona con lei; che s'era fatta apposta l'orribile pettinatura della Germania del Nord... Edith, la migliore amica di Nancy... Ah! Nancy!... il pensiero di Valeria, a un tratto, come preda inseguita, precipitò follemente per altre vie: Nancy! Nancy! Mio Dio! Nancy era con Edith. Era sempre con Edith! Sempre!... ridendo, discorrendo, chine sullo stesso libro, con le faccia vicine. Dio! Dio! Anche adesso... erano insieme... forse s'erano baciate...