— Devo andare a casa subito, — ansò Valeria, col viso livido e sfatto.

Nino la teneva stretta.

— Ma perchè, amor mio? Cos'hai?

— Oh Dio! La mia creatura! — singhiozzò Valeria.

E nel suo cuore Nancy era tornata la creatura piccola, il « béby » che bisognava salvare, salvare ad ogni costo! come l'aveva salvata da Tom, ora bisognava salvarla da Edith! Allontanarla, portarla via!

Era per lei, per la bambina, che Valeria era corsa traverso questi stessi campi una mattina, anni fa, barcollando e incespicando nella sua fretta d'arrivare a casa — lasciando dietro di sè ciò che forse era l'amore, perchè la bambina non piangesse, perchè la bambina non avesse fame!

Ed oggi, come allora, Valeria corse traverso i campi, barcollando e incespicando nella sua fretta, lasciando dietro a sè ciò che forse era l'amore. La bambina! Bisognava salvare la bambina!... E se fosse già tardi? Se Nancy già avesse respirato la morte? Se fosse già tocca dal contagio? Se Nancy, anche lei, dovesse tra poco cominciare a tossire, a schiarirsi la gola, a sudare di notte! e farsi misurare la temperatura due volte al giorno... e poi, infine... Mio Dio! vederla un giorno coi pugni stretti, con gli occhi dilatati, e la bocca, la piccola bocca piena di sangue!... Valeria strinse le mani contro le tempia, gemendo forte come una creatura ferita, mentre correva barcollando traverso i prati in fiore.

Giunse finalmente al cancello, e corse giù per il giardino. Ed ecco Nancy! Ecco la piccola Nancy solitaria e felice in piedi sull'altalena, cantando, coi ricci al vento.

— Oh mamma! — chiamò subito Nancy facendo un po' di broncio; — è venuta Fräulein poco fa a portarmi via Edith. E mi ha detto di non muovermi di qui. Che sia arrivato qualcuno? Forse il poeta di Londra? Credi che sia il poeta per me?

— Non so, cara, — balbettò Valeria, senza voce e col cuore martellante; e abbracciò le gambettine nere ritte sull'altalena, e appoggiò la tempia pulsante sul grembiulino della piccola. — Dio, tenetemela sana e salva! — mormorò.