— Ho pensato: perchè mentite, voi?
Edith si rizzò a sedere facendosi rossa in viso.
— Come? — esclamò.
Rosalia Antonowa tenne i suoi occhi profondi inchiodati sul viso di Edith.
— Avete detto che siete contenta di vederlo partire. Forse era vero, — soggiunse. — Voi non siete qui che da poco!... Ma tra un anno, tra due anni, tra quattro anni, le vostre labbra non potranno più pronunciare tali parole, e il vostro cuore si stringerà per l'amarezza quando un altro partirà, mentre voi sapete che non partirete mai. Mai!
Le fosche palpebre si richiusero.
Edith cercò qualche cosa di consolante da dire.
— Non bisognerebbe affliggersi di star qui. Davos è così divinamente bella! Non si può non amare questo splendore azzurro, queste montagne, folgoranti di neve e di sole.
— Oh! le montagne! — mormorò Rosalia, con le mani contratte. — Le montagne che mi pesano sul petto! E la neve che mi agghiaccia e mi soffoca, e il sole che mi brucia e mi accieca! Oh! — e alzò il pugno sottile verso l'immensità che torreggiava intorno a lei. — Oh! questa indescrivibile, questa mostruosa prigione della Morte!
In quel momento passò una giovinetta belga, con le labbra pallide e il vitino stretto, e si fermò per domandare a Rosalia come stava.