— Male, — rispose la russa, brevemente.

Quando la ragazza fu passata, si rivolse ancora a Edith.

— E saprete allora cosa vogliono dire quando vi domandano: « come state ». Non è il solito « come va? » che si dice, passando, quasi senza pensarci. No; qui vogliono sapere. Lo domandano sul serio. « Come state? state meglio di me? E' possibile che possiate guarire più presto di me? No, no; mi pare che stiate un po' peggio di me... Come? da un mese non avete emorragie? E nessuna febbre? Ma brava!! così va bene!... » E poi vedete nei loro occhi l'odio che vi vorrebbe morta.

— Oh! — esclamò Edith, — non mi pare possibile!

La russa tacque per un po', poi disse.

— Klasen tornerà qui. Non è guarito. Il dottore gli aveva detto di non partire. Vedrete che fra poco tornerà.

Tornò, diffatti, quattro mesi dopo. Edith fu desolata di vederlo così pallido, quasi grigiastro, in faccia. Ora doveva fermarsi a Davos ancora due o tre anni. Ma Klasen diceva che non gliene importava! Era felice. Era sposato da un mese!

Difatti sua moglie era con lui; ed egli la presentò a Edith e alla signora Avory il giorno dopo l'arrivo. Era una biondina di diciannove anni — un fiore di sangue azzurro dell'aristocrazia tedesca — e aveva voluto sposare Klasen malgrado le preghiere e i divieti dei genitori.

— Lo farò guarire io, — diss'ella ridendo alla signora Avory e a Edith.

L'estate era splendida; e la sposina usciva molto a far lunghe passeggiate e gite in montagna; e la sera cantava in tutte le feste e i concerti, perchè aveva una voce limpida e chiara, tutta trilli e gorgheggi come quella di un'allodola. Nelle ore del riposo stava sulla terrazza accanto a suo marito e vicino a Edith (poichè egli aveva ripreso il suo antico posto); ma dopo un po', la bella biondina si stancava di star lì; baciava in fronte suo marito e scappava a far delle visite, o andava in carrozza a Klosters; o studiava qualche romanza nuova.