I lucenti occhi azzurri di Klasen la seguivano; e la russa, dal suo giaciglio, lo guardava, leggendogli in volto i pensieri. Essa leggeva: « Ho preso moglie per non essere più solo — solo col mio male e il mio terrore, nel giorno e nella notte. Ma sono ancora solo. Quando mia moglie è con me, se io tosso, ella dice: « Povero tesoro! » E quando di notte soffoco e sudo, essa, nel sonno, sospira: « Povero tesoro! ». Poi si volta dall'altra parte e dorme. E io sono solo, col mio male e il mio terrore ». E alla russa pareva di vedere che gli occhi di Klasen ardessero di una luce che non era tutta amore.
Dopo qualche tempo la sposina cantò meno e fece meno visite.
Disse che era calata di peso; e un giorno andò con suo marito dal dottore. Sì... infatti... qualche cosa c'era — oh, una cosa da niente! — all'apice del polmone sinistro.
Così venne posta anche per lei una seggiola a sdraio sulla terrazza, accanto a quella di suo marito; e anche lei nel pomeriggio riposava con una coltre intorno, e un parasole sul capo.
Fritz teneva stretta la manina su cui brillava ancora nuovo l'anello nuziale; e quando lei tossiva, era lui che diceva: « Povero tesoro »! E non era più solo. Durante il giorno i due ridevano ed erano allegri; e di notte Fritz dormiva meglio. Ma sua moglie restava sveglia, e pensava alla sorellina e ai suoi due fratelli che erano a casa, sani e salvi, col papà e la mamma.
Talvolta, e specialmente d'inverno, arrivavano a Davos dei turisti e degli amanti di sport per restarvi una quindicina o un mese. La signora Avory notava che questi ridevano molto meno degli ammalati.
E Fritz Klasen diceva:
— Guardate un po' come esagerano lo sport, pattinaggio, ski, « bobsleigh », « curling »! Si logorano, si affaticano! Sì, sì, — aggiungeva piano a sua moglie e a Edith, — quasi tutti quelli che vengono qui come « sportsmen » ci tornano poi come ammalati. — E il suo risolino faceva rabbrividire Edith.
La sposina talvolta sussurrava al marito:
— Guarda, guarda, Fritz! altri due, arrivati oggi!