— Ma forse sono turisti?

— No, no! sono ammalati... — E negli occhi giovanili che si volgevano ai nuovi venuti, non v'era dolore.

Caddero, uno dietro l'altro, i giorni, come goccie stillanti, lente, limpide, uguali. Fluirono i mesi. Svanirono gli anni. Ed Edith li varcò con passo leggiero e sempre più leggiero. Ma ancora e sempre il desiderio di rivedere Nancy le mordeva, con dente avvelenato, il cuore. Ogni ora della sua giornata era amareggiata dallo struggimento di udire quella voce trillante e puerile, di sentire nella sua il tocco di quella tiepida manina. Pensava: « Se io morissi, Valeria permetterebbe a Nancy di dirmi addio! ». Poi pensava: « Ma se Nancy venisse, io guarirei. Adesso non posso mangiare, perchè ho sempre voglia di piangere... ma se Nancy fosse qui, non piangerei. Andrei a passeggio con lei, e mi verrebbe fame. E se potessi mangiare, lo so che guarirei. Nancy! Nancy! Nancy!... »

Ma Nancy era in Italia in casa della zia Carlotta e della cugina Adele; e nemmeno le lettere di Edith le venivano date, perchè su quei poveri fogli si era chinata Edith — Edith, di cui l'affetto, di cui il tocco, di cui l'alito, era veleno.

Nancy parlava italiano e scriveva versi italiani. Usciva a passeggio con Adele; ed era Adele che teneva la morbida manina, che udiva il trillo della voce puerile. Era Adele che imponeva il silenzio in casa, e faceva aspettare i pasti quando Nancy componeva. E quando Nancy aggrottava le sopracciglia, passandosi una mano sulla fronte con quel rapido gesto che le era famigliare, Adele rideva; e la sua squillante risata milanese faceva prendere il volo a tutte le farfalle della fantasia! Adele metteva ordine nelle cose di Nancy, e aveva buttato via le primole disseccate che Nancy aveva colte con Edith nei boschi dell'Hertfordshire. E la fila di perline azzurre che Edith le aveva messo al collo il giorno che era partita per Davos, Adele l'aveva regalata alla figlia del portinaio. Aveva anche stracciato le poesie scritte dalla piccola Nancy in Inghilterra, perchè, tanto, erano vecchie cose che nessuno capiva!

E così fluirono i mesi, svanirono gli anni: ed Edith passò fuori dalla memoria di Nancy. Pianamente, mitemente, con passo leggiero, la dolce virginea figura uscì dal suo ricordo, e si dileguò. Poichè fanciulli e poeti sono immemori ed egoisti. E un fanciullo che è poeta, è doppiamente egoista e doppiamente immemore.

Quando Nancy ebbe quindici anni, una casa editrice milanese accettò il suo primo libro: un ciclo di liriche. La posta che portò le prime bozze di stampa alla giovanissima poetessa, portò anche una lettera, listata di nero, dalla Svizzera per sua madre.

— Mamma, — gridò Nancy togliendo dalla larga busta i fogli stampati e facendoli trionfalmente sventolare; — guarda! Ma guarda, mamma, le bozze! Questo è il mio libro! pensa che è il mio libro! — E la fanciulla, chinando il viso sui sciolti fogli li baciò.

Valeria aveva aperta la lettera listata di nero, ed ora la contemplava pallida, con gli occhi inondati di pianto.

— E' morta Edith, — disse con voce tremante.