Chinan gli alteri luminosi rai,

Mirando in quel pallido viso stanco

La bocca che non fu baciata mai!

La giovine donna che scrisse tali versi sa e sente che di libri come questo suo primo non se ne fa che uno, ma bisogna farne altri diversi, più varii almeno in parte e più alti e più ampi, e non bisogna, come troppi oramai, seguitare e finire imitando sé stessi. Ma che fare e come? Io odio la critica de' merli. Cioè: quando leggo certa critica de' criticanti italiani, m'immagino i merli, in gabbia, che pretendano rassettare i becchi agli usignoli e insegnar volare alle aquile.

Aspetto, e confido.

Giosuè Carducci.

E il poeta, richiesto del consenso di riprodurre in fin di questo volume il suo scritto, oltre ad accordarlo gentilmente, ci aggiunge queste parole:

Ciò fu pubblicato nella Nuova Antologia del 16 giugno 1890; e dando a ristampare oggi dopo nove anni niente ho da mutare, solo aggiungo che questa è la quinta edizione, segno, rarissimo tra noi, di largo e costante buon successo in poesia. E non ci si parli francesemente di arte democratica e aristocratica: è il medesimo buon successo, in alto e in basso, nella musica dei salotti dorati e tra le vaganti chitarre, nella memoria cordiale delle signore e nel consenso d'imitazione dei principianti. Pure difetti formali non mancano in questi piccoli canti. Ma tant'è, per far certa lirica, più che Voltaire non credesse o volesse per rappresentare la tragedia, bisogna avoir le diable au corps: il che vuol dire, bisogna avere, senza sforzo di espansioni e di convulsioni, energia di concezione ed immediatezza di espressione: la ricerca dello squisito e del prezioso è un inganno. Ora, finirò con una vecchia frottola,

Guardati da gl'inganni

Di quei che sono ipocri