— Per incontrare chi? — La voce era così aspra, l'espressione del viso così feroce, che Myosotis tremò.
— Per incontrare.... la dama d'onore della regina d'Olanda, — disse quasi senza voce la fanciulla.
— Cosa?... Cosa?... La dama d'onore.... cosa? — Il volto dell'uomo grasso si era fatto paonazzo.
— Della regina d'Olanda — ripetè Myosotis, — e le sue figlie. Dovevamo incontrarle qui. Perciò papà ci ha lasciate venire.
D'improvviso l'uomo grasso scoppiò in una immensa risata, una risata così potente che faceva sobbalzare tutta la sua grossa persona, e diede col pugno un colpo sulla tavola che scosse tutti i piatti e fece tinnire le posate d'oro.
— Che cosa c'è.... Cosa c'è di così buffo? — chiesero gli altri.
Lady Randolph Grey si volse con un sorriso di compiacimento.
— Eccellenza, avete dunque fatto conoscenza colla vostra piccola vicina? E la trovate divertente?
L'Eccellenza non rispose; continuava a ridere, colla grossa bocca aperta e il grosso corpo scosso dall'ilarità: ma strano a dirsi quel riso a Myosotis non pareva allegro; pareva terribile, pareva furente, pareva minaccioso....
La conversazione riprese, e l'uomo grasso non parlò più a Myosotis. Accese un sigaro e fumò in silenzio, guardando la tovaglia, come soprapensiero. E ogni tanto Myosotis lo vedeva lanciare verso Lady Randolph uno sguardo strano, fosco, quasi vendicativo. Quando furono portati il caffè e i liquori, egli si alzò e andò nella sala vicina — di cui il servitore aveva aperto i battenti — e Lady Randolph lo seguì quasi subito, lasciando intatta sulla tavola la sua tazza di caffè.