Con lieto impulso si chinò a baciare la guancia di Leslie.
Quella si volse a lei e sorrise.
XXVI.
In quel momento si udirono di fuori dei lamenti e degli urli. Parevano le strida di un bambino che si sgozzasse.
Le fanciulle trasalirono; ma Lady Randolph rise, e Totò non cessò di suonare.
— È Moses, — disse Lady Randolph. — Neversol, aprite la porta.
Il giovane, con un'alzatina di spalle, obbedì, e un grosso gatto bianco balzò nella stanza; gridando e miaulando si lanciò di qua e di là, ora saltando sui divani e conficcandovi le unghie, ora gettandosi a terra e strisciando appiattito sul tappeto. Pareva in preda a delle torture infernali.
— Eh già! è tardi, povero bello! — disse Lady Randolph — ti avevamo dimenticato! — E, rivolta alla vecchia domestica, che in quel momento entrava portando un piccolo astuccio, glielo prese di mano, l'aprì, e ne tolse qualche cosa di lucido e brillante.
— Cos'è? — chiese Myosotis a Neversol, che aveva traversato la sala e s'avvicinava a loro, — cos'ha quella povera bestia da gridare così?
— È morfinomane — disse Neversol crollando le spalle con gesto di disgusto.