Il giovane crollò di nuovo le spalle.
— Ve l'ho detto. Perchè amano veder godere. E perchè amano veder soffrire. La vedrete or ora quella bestia sotto l'influenza del narcotico.
Totò aveva lasciato ricadere il gatto e Lady Randolph, raddrizzandosi, disse con una morbida voce gutturale:
— Ecco.... ecco.... povero Moses! — E riconsegnò l'astuccio alla vecchia domestica.
Stette anche quella a guardare per qualche istante il gatto, poi, crollando la testa, se ne andò.
La bestia aveva cessato di urlare, e ferma in mezzo alla sala si guardava intorno con occhi fosforescenti, il pelo irto, ritta la coda smisuratamente gonfia. Girò la testa con aria inquieta di qua e di là, come aspettando.... indi un lungo tremito le passò pel corpo; il suo manto di pelo bianco si rizzò.... poi si riappianò subitamente, liscio e lucido. L'animale fece qualche passo incerto, indi, lento e maestoso andò ad accoccolarsi accanto al fuoco.
Tutti gli invitati di Lady Randolph, seduti o sdraiati in diverse posture sul divano quadrangolare, contemplavano con occhi un pò vacui le mosse della bestia; e gli sguardi di Myosotis e di Leslie vagarono smarriti dall'uno all'altro di quei visi che l'ebbrezza e la depravazione velavano di voluttuoso inebetimento.
Ora il gatto, grosso, gonfio, acquattato sulle zampe davanti al fuoco, era evidentemente pervaso da un senso di beatifico benessere, di intenso e ineffabile godimento. Tutto il suo corpo vibrava emettendo un rombo sonoro, un cupo e profondo rullo. Myosotis lo contemplava inorridita, nè sapeva spiegarsi perchè quella manifestazione di godimento le ripugnasse ancor più, le incutesse ancor più avversione che non gli spasimi e gli urli di poc'anzi.
Leslie fissava anch'essa con pupille dilatate l'animale, e il suo viso era bianco come un lino.
— Lo vedrete più tardi, — disse Neversol, — quando cesserà l'effetto della morfina e comincerà quello dell'apomorfina.