A Myosotis pareva più che mai di sentir parlare un linguaggio sconosciuto. — Che cos'è l'apomorfina? — chiese.

— È il veleno creato nel corpo dalla morfina; dà delle sofferenze atroci. E l'unico contravveleno dell'apomorfina è appunto.... la morfina stessa! Vedete il tragico circolo? La catena senza fine? il serpente che si morde la coda?...

Myosotis non capiva niente; ma a quest'ultime parole il suo volto si illuminò.

— Noi, a casa, c'intendiamo molto di serpenti, — disse, rincorata di trovarsi su un terreno conosciuto. — Mio padre ci ha insegnato a conoscere tutti i diversi rettili, e gli antidoti per il loro morso.

Neversol alzò il capo e diede in una risata.

— Vediamo un pò!... e se io vi dessi un morso.... qui, — e stendendo la mano le toccò lievemente la guancia, — di quale antidoto vi servireste?

Myosotis si ritrasse vivamente. Ma cosa aveva questa gente? Cosa dicevano? Cosa facevano? Erano tutti pazzi?... I suoi grandi occhi smarriti si riempirono subitamente di lagrime.

In quel momento la domestica aprì la porta e un giovane entrò.

— Oh, Dafne! — esclamò Lady Randolph, tutta sorrisi; e anche gli altri mossero incontro al nuovo arrivato; tutti, eccetto Totò, il quale era tornato al pianoforte, e non cessò dal modulare accordi e arpeggi in minore, con languida bravura.

Ma, si chiese Myosotis, era proprio un uomo, il giovane alto e snello, che salutava tutti colla bianca mano tesa e la vermiglia bocca atteggiata al sorriso?... O era una donna vestita da uomo? O un uomo tinto come una donna?