— Perchè?...

Leslie aggrottò le ciglia cercando di raccogliere i suoi pensieri.

— Aspetta.... sì. Ho gridato, — balbettò, tremula e incoerente. — Volevo seguirti, ma lui.... — additando Totò — non ha voluto. Mi ha chiuso la bocca con una mano, e coll'altra.... mi ha fatto fiutare di quella polvere.... non so, mi ha chiuso la bocca.... soffocavo.... ho respirato.... e la polvere m'è entrata nelle narici.... Allora ho gridato....

Sempre collo sguardo vacuo e scintillante, Leslie si toccava la faccia, la fronte, la bocca.

— È strano.... ho qui un senso strano.... Non sento più niente.... come fosse tutto tramortito... — Fece qualche passo avanti, dei passi lunghi e lievi: — E poi, quando cammino.... non so.... mi pare di camminare sull'ovatta.... già! mi pare di camminare su tante morbide nuvole d'ovatta....

E rise di nuovo, con quel riso stravagante che a Myosotis gelava il sangue nelle vene.

— Leslie! Leslie! — singhiozzò quella; e le lagrime le sgorgarono dagli occhi.

Leslie si scosse. La vista di quel pianto parve ricondurla in sè. Improvvisamente si piegò verso Myosotis.

— Chiama aiuto! — disse con voce ansante, — chiama aiuto. Fa presto!

— No! Ti porto via con me, — esclamò Myosotis, disperata, tentando di trarla verso l'uscio.