Ingenua quanto loro o più di loro era la vecchia Jessie, già domestica in casa della loro madre allorchè questa era ancora signorina; ed ora, divenuta cogli anni bisbetica, brontolona e avara, era pregiata quale perla di gran prezzo dal dottor Harding, e temuta e adorata dalle due bambine.
Ma di tutti il più semplice, il più ingenuo, il più ignaro delle cose della vita era senza dubbio il dottor Harding stesso, nei cui ceruli occhi non fluttuavano che pallidi ricordi di cose passate, o vaghe nebulosità di astruse ricerche scientifiche.
La sua giovinezza egli l'aveva trascorsa tutta nei tropici. Medico nella marina inglese, il destino lo aveva gettato a ventidue anni sulle coste delle Indie orientali. Ivi, il suo spirito indagatore e pietoso era stato profondamente impressionato dalle mostruose malattie che affliggono le razze indigene dei paesi tropicali.
Alto magro taciturno passava come un dio biondo tra le popolazioni nere di laggiù, passava tra i mali senza nome, tra le piaghe e le pestilenze d'ogni sorta, curando, beneficando, studiando il modo di alleviare le febbri, il colera, la dissenteria; esaminando le orribili piaghe del mycetoma e la rossa escrescenza della framboesia che cresce come un mostruoso frutto di lampone sul volto e sulle membra delle sue vittime....
Ma più di tutto il giovane dottore si appassionava allo studio della lebbra. L'idea di scoprire una cura per quell'atroce flagello gli si era fissa nel cervello colla tenacità inflessibile d'una mania. Ben ricordava come per la prima volta gli era entrata nella mente questa idea.
Da quasi due anni, relegato con pochi marinai sulle coste del Malabar, occupato quale ufficiale a sorvegliare la condotta degli uomini che costruivano un canale irriguo, e quale medico a combattere e curare i casi di febbre tropicale e d'insolazione, egli da qualche tempo si sentiva assalito da un'inquietudine strana e febbrile. Era questa una febbre morale quanto fisica. Severamente allevato da suo padre, pastore evangelico scozzese, egli era di natura e per volontà casto di corpo e puro di pensieri. Ma ecco che verso sera, nell'ora di pace dopo la torrida giornata, sdraiato nell'amaca e gustando la fresca brezza del mare che sollevava la tenda della sua casupola, questa irrequietezza, questa tensione di nervi lo assaliva invincibile.
Davanti ai suoi occhi socchiusi ondeggiavano allora delle figure femminili. Talvolta era il ricordo di qualche sua bionda connazionale lontana; ma più spesso lo ossessionava la visione di qualche bruna indiana intravveduta lungo il giorno, sulla spiaggia o nella città vicina. Questi pensieri gli davano un vago senso d'inquietudine e di desiderio.
E quasi sempre, in quell'ora del tramonto, passava davanti al suo bungalow, rapida e silenziosa come un'ombra, una donna sconosciuta.
Alta, snella, velata di un manto azzurro che le copriva il capo, le ombreggiava il volto, e le avviluppava di pieghe armoniose tutto il corpo sottile, ella passava in quell'ora del crepuscolo, esile figura piena di poesia e di mistero.
Ella doveva pur essersi accorta di quel solitario europeo che, sdraiato nell'amaca, fumando, la guardava; poichè nel passare ella rallentava un poco il passo; indi, quasi con voluta civetteria, volgeva via il capo fasciato d'azzurro, come per meglio contemplare il mare....