X.

Arrivata alla Villa delle Acacie Lady Randolph Grey entrò rapidamente nel vasto atrio adorno di grandi piante d'azalea e di palme. Sdraiato e sbadigliante, coi piedi issati sul bracciolo del divano, giaceva colui che per Wild-Forest era il «principe di Galles».

— Che fai, Totò, my darling? — chiese la bella signora. — Come mai sei qui?

— Gli altri idioti giocano al croquet, — disse Totò in uno sbadiglio.

— E t'hanno lasciato così solo? — Sdegnata Lady Randolph Grey si avvicinò alle vetrate aperte: — Carla!... Clorinda!... dove siete?

— Ti prego di non chiamare quelle giraffe, disse il «principe di Galles», — ne sono sazio e saturo, e mi escono da tutti i pori.

— Ma almeno Gerardo poteva restar qui a farti compagnia, — disse la signora, posandogli sui morbidi capelli biondi una mano guantata.

Egli ritrasse con impazienza il capo. — Non parlarmi di Gerardo. Se non sapessi ch'è un rimbambito direi che è un degenerato. Quelle donne gli piacciono! È incredibile!... — E Totò rabbrividì come a un pensiero immondo.

Lady Randolph sorrise e gli sedette accanto.

— Adorato Totò, sei di cattivo umore?