E sola, nel buio, Lady Randolph Grey pensò.

Pensò che Totò le sfuggiva: Totò, il divino Totò, fine e raffinato e depravato e complicato; Totò, che tutte le sue amiche le invidiavano e tutti i suoi amici detestavano; Totò, che le teneva luogo di tutte le perfide femmine e di tutti i brutali maschi che nel passato ella aveva conosciuto e amato e odiato.... Totò, il serafico e satanico Totò, le sfuggiva.

E se Totò le sfuggiva, la vita non valeva più la pena di essere vissuta. Bisognava ad ogni costo trattenere Totò! Bisognava con qualsiasi mezzo divertire e distrarre Totò.

Era difficile divertire Totò, che, per essersi già molto divertito non si divertiva più di niente. Tutto, secondo lui, gli «usciva dai pori». Le donne, gli uomini, i teatri, i cafè-chantants, l'arte, la musica, la danza, la cocaina, lo champagne, i vizi strani.... tutto gli «usciva dai pori». Ogni calice era già stato profferto alle sue labbra arcuate e sdegnose.

Mio Dio, mio Dio! Bisognava cercare qualche cosa di nuovo per Totò!

E che cosa c'era di nuovo al mondo? Nulla. Nulla, e nessuno. Assolutamente nessuno. Tutti e tutte avevano già detto tutto a Totò. E tutti e tutte non avevano che la stessa cosa da dire.

Ah, trovare per il tediato Totò qualche cosa d'inedito, qualche cosa ch'egli non conoscesse ancora!... Impedire che Totò pensasse ad andare a Yokohama!

Passò un'altra mezz'ora; indi Lady Randolph sporse dal letto il braccio morbido e un po' sudato, e suonò il campanello.

Lucy comparve subito.

— Milady ha suonato?