I primi maestosi accordi di «God save The King» terminarono il trattenimento, e le fanciulle, mute e trasognate, seguirono gli altri invitati nella grande sala attigua; quivi mangiarono dei rosei gelati, delle fragole giganti annidate in nubilose colline di crema Chantilly, dei fondants del Fuller iridescenti tra le violette candite; e per la prima volta intinsero le loro labbra rosee nello scintillìo dorato dello champagne.

Tutt'a un tratto Leslie si turbò. Strinse il braccio di Myosotis:

— Viene il principe di Galles! — sussurrò.

E difatti Totò, lento e noncurante, veniva verso di loro. Lord Neversol lo presentò:

— Il barone Ottavio Tottenham, — disse. Indi si soffermò a udire come progrediva la conoscenza.

Myosotis lo salutò, chinando la vezzosa testa; ma Leslie stette come trasognata a guardarlo.

— Oh Dio! — esclamò, con accento di stupore e delusione, — ma allora non siete il Principe di Galles?

Totò, rimasto per un attimo sorpreso, diede in un'allegra risata.

— Che strana idea! Vi avevano forse detto....

— Ma tutti, tutti lo dicono, — esclamò Leslie, fissandolo quasi con rimprovero. — E Miss Jones, la maestra, è venuta apposta a insegnarci il saluto che dovevamo farvi!