—Tradire!—disse lui, fissandola colle ciglia aggrottate.—Tradire!... Orribile parola! Orribile pensiero!
—Orribile, orribile!—assentì lei con un piccolo brivido e socchiudendo gli occhi verdognoli.—Per un uomo, non so; ma per una donna, certo, il tradire è una cosa infinitamente triste.
—Infinitamente infame!—esclamò Alberto.
Ella parve non udirlo. Fissava in lui lo sguardo un po' velato, un po' lontano.
—Ciò che per noi donne vi è di più triste e tragico nei nostri inganni,—continuò lei,—è l'impossibilità di riamare un uomo una volta che lo abbiamo tradito. Per quanto disperatamente possiamo averlo un giorno amato, quando lo abbiamo tradito non lo amiamo più.
Alberto guardandola sentì una piccola stretta fredda al cuore.
—E questo è assai triste,—sospirò la donna, fissandolo collo sguardo trasognato.—È triste perchè rende vane tutte le sofferenze passate, tutte le gioie passate. Rende vano tutto.
—E perchè tradite, allora?—gridò il giovane, sdegnato, quasi rivolgesse quel grido a tutto il sesso frale e fatale.—Perchè tradite?
—Perchè?... Perchè?... Quando te lo dicessi non mi crederesti.—E china verso di lui gli prese la mano.—Vuoi conoscere la psicologia del nostro tradimento? Ebbene, sappi che noi donne non vorremmo tradire mai. Mai! Noi siamo per indole e per istinto delle creature tenere, fedeli, costanti, immutabili. Siamo «crampons» noi; non siamo vagabonde in amore. Quando amiamo un uomo, è per l'eternità.
Il giovane crollò le spalle con gesto incredulo. Ella continuò, veemente: