«Là nella tua camera, sui tuoi guanciali, dove tante volte mi hai sognata, stasera mi ritroverai.

«Ma non aprire, non aprire ancora la porta! Leggi prima; leggi e comprendi!...

«E perdona.

«Io sento che non ho più nulla da domandare alla vita; e non ho più nulla da domandare a te. Entrambi mi avete dato tutto ciò che potevo chiedere.

«Ora basta. Tutto ha una fine. Anche la mia sete di sconfinate passioni, di travolgenti ebbrezze.

«La coppa dei miei desiderî è vuota.

. . . . . . .

«Ricordi l'idea d'un quadro che un giorno ti suggerii e che tu non volesti dipingere? Si doveva intitolare: «La Riluttante». E raffigurava uno spaventoso Vecchio—calmo e inesorabile, colla clessidra e la falce—che teneva per mano una Donna, trascinandola verso la nubilosa vallata della Morte.

«Ebbene, quel bieco Vegliardo mi ha raggiunta; mi ha afferrata, mi trae con sè; ed io non mi posso fermare.

«A me nemico, a te consolatore—il Tempo urge ed incalza. A te reca il balsamo per tutte le ferite, a me porta ogni ora una ferita nuova. Te spinge alle soleggiate vette della gloria e della felicità, me trascina nelle gelide nebbie del crepuscolo. Te innalza; me soffoca e atterra.