Oggi le ho chiesto perchè, perchè non vuole andare a vedere il povero Claudio? Ah! al suo posto, se sapessi dov'è Florian — chi mai mi tratterrebbe dal raggiungerlo?...

Ma ella scuote il capo, e piange, e il suo viso è pieno di terrore.

Le ho chiesto se è a causa di Mirella che gliene manca il coraggio. «Hai forse paura di dovergli dire che la povera piccina non parla più?»

«Sì, sì, sì,» singhiozza lei. «Ho paura, ho paura di dirgli ciò che è accaduto per ridurla così.»

«Ma lo sa pure, cara,» insisto «che i nemici vennero a Bomal; lo sa pure che saccheggiarono la nostra casa; che uccisero il vecchio parroco ed il povero Andrea...»

«Sì, questo lo sa;» mi risponde Luisa cogli [pg!168] occhi stralunati fissi nei miei. «Ma non sa —» E tace.

«Che cosa non sa?»

Ella mi trae a sè stringendomi convulsamente le braccia, e i suoi occhi si sprofondano nei miei con un'insistenza di demente.

«Ma — Chérie! — Ma è possibile.... che tu abbia scordato?...»

Scordato? In verità ho scordato molte cose. Vi sono delle lacune nella mia memoria, dei larghi spazi vuoti che, per quanto mi torturi il cervello, non riesco a colmare. Tratto tratto un fugace ricordo, una visione sconnessa mi balena innanzi come una folgore — ma subito tutto si confonde, si cancella, svanisce.... Ed è come se una fitta nebbia bianca mi calasse sullo spirito. Quando cerco di riafferrare ciò che ho intraveduto, non esiste più. E più non ricordo ciò che ho ricordato.