Vi fu un altro lungo silenzio. Pareva sempre ch'egli aspettasse.
Infine si alzò e il suo volto mi parve singolarmente freddo e austero.
«Forse preferite parlare colla signora Whitaker?...»
«Ma no, ma perchè?» feci io trasognata.
Ed eccolo di nuovo a fissarmi con quell'aria d'aspettativa, mentre io guardavo lui, attonita e imbambolata.
A un tratto prese i guanti e il cappello. «Ebbene, signorina, io non posso forzare le vostre [pg!190] confidenze. Seguite la vostra strada a modo vostro.» E uscì dalla stanza.
Io restai di sasso. Che confidenze dovevo fargli? Che strada dovevo seguire a modo mio? E perchè — perchè sembrava in collera con me?
Nell'aprire la porta per tornare alla mia camera, lo udii che parlava nell'atrio colla signora Whitaker. «Pur troppo sono sicuro di non sbagliare» diceva; «ma non c'è modo di farla entrare nell'argomento.»
Non capisco nulla. In quale strano mondo di sogni viviamo?
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