Più tardi.
E' chiaro che tutti si aspettano che io dica qualche cosa. Io non so che cosa. La signora Whitaker mi guarda sempre con un'aria di attesa; e non lei sola: ciò che vi è di più strano è che anche Lulù ha l'aria di aspettare non so che cosa da me. Vi sono talvolta dei lunghi silenzi tra di noi, e quando alzo gli occhi la vedo che mi guarda con una strana fissità, una specie di intensa, inquieta attesa di cui non riesco ad afferrare il significato.
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Notte tarda.
Ed ecco la incomprensibile fine ad una giornata incomprensibile. La signora Whitaker poco fa è entrata in camera mia; non aveva bussato, ed io stavo in ginocchio a dire le mie preghiere; e piangevo.
Allora, con un gesto impulsivo di bontà e di tenerezza, mi ha presa tra le braccia. «Povera, povera bambina!» disse, e mi baciò. Poi, quasi facesse eco a ciò che aveva detto quest'oggi il dottore, soggiunse: «Chérie, io capisco tutto. Io sono mamma.....» S'interruppe commossa. «E tu non devi credermi severa e fredda come a volte voglio sembrare.»
Aveva le lacrime agli occhi; io le afferrai la mano e gliela baciai. Ella allora sedette e mi trasse a sedere su di uno sgabello vicino a lei.
«Dimmi, dimmi tutto, cara. Io comprenderò tutto.»
Allora le ho detto tutto. Le ho detto come sto in pena per Luisa e per Mirella; le ho detto di Claudio all'ospedale....