«In fin de' conti, peggio per lui», disse Chérie che era stanca e aveva fame. «E' colpa sua. Perchè non ha abbaiato? Sapeva perfettamente che si scendeva».

«Ma se gli abbiamo insegnato noi», singhiozzò Mirella indignata «a far finta d'essere una cosa da mangiare, quando si viaggia!»

«Via, via, Mirella, non piangere,» disse suo padre. «Telegraferemo alla stazione di Marche che lo fermino e ce lo rispediscano. Vedrai che domani ce lo vedremo ricomparire più seccante e scodinzolante che mai».

E così fu fatto.

Mentre attraversavano a piedi il silenzioso villaggio di Bomal, Chérie chiese a suo fratello: «Come mai Lulù non è venuta anche lei ad incontrarci? Potevi condurla nell'automobile».

[pg!22] Suo fratello esitò un istante prima di rispondere. «Ho mandato via l'automobile», disse.

«Mandata via?» esclamò Chérie. «Perchè?».

«L'ho.... l'ho prestata a qualcuno», disse il dottor Brandès.

«A chi?» chiese Mirella trotterellandogli accanto appesa al suo braccio.

Egli ebbe un piccolo sorriso: «Al re,» rispose.