«Oh, Dio!» disse Mirella, «che idea! Non era proprio un'automobile da prestare al re!... Ne avrà certo lui delle migliori!»

«Ognuno dà quello che ha, in tempo di guerra,» disse suo padre. «Sei stanca, uccelletto mio? Vieni ti porterò in collo». E di nuovo la sollevò e la portò in braccio come una bambinetta.

«Cos'è tutta questa tenerezza?» chiese Mirella, mettendogli il braccio intorno al collo e battendogli con la piccola mano sulle larghe spalle. «Cos'hai da essere così affettuoso?»

Chérie si mise a ridere. «Ma non è sempre affettuoso?» chiese, e alzò verso il suo grande fratello uno sguardo pieno di adorazione.

«Sì, sì, è affettuoso», rispose Mirella, col suo fare positivo. «Ma non così esageratamente». E risero tutt'e tre.

[pg!23] Frida, che li seguiva nell'ombra portando i libri, le racchette e gli ombrellini, sentì di odiarli di più perchè ridevano.

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Luisa Brandès — una sottile figura bianca nella bianca luce lunare — li aspettava, ritta sulla soglia di casa. Abbracciò Mirella e Chérie, salutò affettuosamente Frida; poi fece dare a tutte del latte caldo e dei biscotti e le mandò a letto.

«Ma io voglio raccontare a Papà che a momenti so nuotare, e che quasi so andare in bicicletta,» protestò Mirella attaccandosi stretta alla mano di suo padre.

«Glielo racconterai domani, tesoro mio», disse Luisa.