[pg!209] «Oh!» esclamò la moglie del Vicario, scorgendo Luisa. «Scusami, Ambrogio. Non sapevo che tu avessi visite.»
«Vieni, cara,» disse il reverendo Yule, «vieni a far conoscenza con Madame Brandès, una signora belga che sta in casa dei nostri amici Whitaker. Essa è venuta a consultarmi per qualche cosa che la riguarda....» Poi, volgendosi al dottor Reynolds: «Dunque, Reynolds, come hai trovato il nostro ragazzo?»
«Bene! Benissimo! Lo rivedrete tra poco rompersi il collo in qualche altro match di foot-ball,» rise quello. Poi soggiunse più serio: «Non si tratta, te lo accerto, che di una stiratura di tendine. Cosa da nulla assolutamente.»
La signora Yule era andata incontro a Luisa colla mano tesa.
«Sono felice di conoscerla,» disse cordialmente. «Resterà con noi a prendere il thè, non è vero? Anche mia figlia Mary sarà così contenta di vederla — non già» soggiunse, e la voce le si velò — «non già che essa possa vederla davvero. Forse avrà sentito dire che la mia cara bimba è cieca....»
«Cieca!» esclamò in un singulto Luisa.
Come un'onda immensa il dolore del mondo sembrò sommergerle il cuore. Ella sentì terribile e insopportabile la tristezza della vita.
[pg!210] «Cieca!» ripetè. E chinando improvvisa il viso tra le mani scoppiò in pianto.
Il cuore della signora Yule fremette; i suoi occhi materni avevano notato subito l'aspetto affranto, la linea rivelatrice di quella mesta figura. Le si accostò rapidamente e le prese ambo le mani.
«Suvvia, cara! Venga, venga qui accanto al fuoco. Vuole togliersi il cappello? Sa... questo clima inglese... fa proprio male a chi non vi è abituato,» mormorava la soave donna con quella specie di timidezza che gli anglo-sassoni provano sempre di fronte all'emozione altrui. Anche i due uomini avevano voltate le spalle e discorrevano tra loro vicino alla finestra.