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Frattanto in casa del dottor Brandès l'energica e attiva Miss Elliot non aveva perduto tempo. Data una rapida rivista alla dimora saccheggiata aveva constatato che, sebbene gli invasori avessero portato via argenteria, quadri e ogni altra cosa di valore, restava tuttavia intatta la biancheria di casa, nè mancavano gli utensili domestici più necessari.

Energica e gaia ella accomodò Chérie in un letto candido, le spazzolò i bei capelli e glieli raccolse in due lunghe treccie lucenti; le diede da mangiare del pane e del latte; poi, chiuse le imposte, con un bacio sulla fronte la lasciò.

[pg!292] Indi si mise risoluta a ripulire la casa; bisognava far sparire il disordine e la confusione prima dell'arrivo di Luisa.

Dal pianterreno alla soffitta la casa era sparsa di piatti sporchi, di bicchieri, di bottiglie, di mozziconi di sigari e di sigarette. Materassi e coperte colle impronte di scarpe fangose ingombravano i pavimenti; cassetti e armadi erano stati vuotati e il loro contenuto rovesciato per terra. Stoviglie, brocche e catinelle d'acqua sporca erano su tutti i mobili — sulle credenze, sulle tavole, sulle sedie.

Miss Elliot pulì, spazzò, vuotò, strofinò, indi aprì tutte le finestre, accese tutti i fuochi nei caminetti — e quando Luisa, ansante e pallida, battè al portone Miss Elliot le aprì con un sorrisetto di soddisfazione. Indi la seguì di stanza in stanza notando commossa il fluttuante raggio di gioia che appariva su quel pallido viso alla vista di tante cose note e care....

Ah, questa era casa sua! Casa sua!... E Luisa guardandosi intorno nell'ambiente famigliare sentì tornarle in cuore — trepida ospite desueta — la speranza.

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XXIII.

Il bambino aveva già tre settimane, ed ancora Chérie non aveva veduto nè amiche nè conoscenti; nessuno era venuto a trovarle ed ella non osava uscire. Di giorno si vergognava di farsi vedere per le vie, e dopo il tramonto i regolamenti dell'invasore vietavano agli abitanti di Bomal di uscire dalle loro case.