Chérie tremava al pensiero di doversi incontrare con qualcuno di conoscenza. Vero è che ben pochi ne rimanevano nel villaggio; chi aveva potuto partire, era partito. Gli uni si erano rifugiati all'estero, gli altri si erano radunati nelle grandi città, come Liegi o Bruxelles, sperando forse di trovarvi libertà maggiore e di sentirvi meno amaramente il loro stato di sottomissione e di schiavitù.
Venne un giorno un telegramma che richiamava Mary Elliot a Liegi. Era un soleggiato pomeriggio [pg!294] verso la fine di maggio, e l'infermiera, chiusa la sua valigia, ripiegato il suo mantello, si accinse alla partenza.
Chérie piangeva. «Restate ancora, Nurse Elliot, restate ancora con me!...»
«Impossibile, mia cara,» rispondeva Miss Elliot, che non voleva sembrare commossa. «Devo tornare al mio posto a Liegi. Del resto qui non avete più bisogno di me.»
«Oh! tanto bisogno abbiamo di voi!» pianse Chérie. «Io mi sentirò così sola, così abbandonata!»
«Abbandonata? Col vostro bambino? Con vostra cognata? Sciocchezze!» disse l'infermiera in tono energico, scoccando un bacio sulla guancia pallida di Chérie.
«Ma Luisa mi parla appena!» singhiozzò quella, desolata. «Sapete pure ch'essa odia il mio bambino e me!»
«Sciocchezze!» ripetè, Miss Elliot. Ma in cuor suo sentiva che Chérie diceva il vero.
Era infatti impossibile non accorgersi dell'avversione quasi morbosa che Luisa provava per il povero piccolo intruso. Luisa stessa, per quanto tentasse di vincere o di nascondere questo sentimento non ci riusciva. Ogni lineamento di quel minuscolo viso, ogni filo dei fini capelli [pg!295] d'oro chiaro, e la piccolissima bocca imbronciata, e gli strani occhi d'un grigio chiarissimo — tutto, tutto le era odioso, tutto le faceva orrore e ribrezzo e paura.
Quando vedeva Chérie sollevarlo e baciarlo, si sentiva impallidire; quando vedeva al petto di Chérie quella piccola testa impaziente, e le manine cercanti e tastanti sul giovane seno materno, era presa da un senso di nausea e di esecrazione. Per quanto ella dicesse a sè stessa che questo era irragionevole e crudele, pure non riusciva a vincere un sentimento che aveva le sue radici nella più profonda essenza della sua anima belga. Il suo odio era un istinto primitivo, ingenito, come ingenito ed istintivo era l'amore di Chérie per la sua creatura.