«Lo chiedo,» disse Mary gravemente; «e voi non me lo potete rifiutare. Non vi ho forse dato molti giorni e molte notti di veglia e di cura? E molto affetto e molta tenerezza? Ebbene, questo è l'unico compenso che io vi chiederò.» Si avvicinò ancor più a Chérie e la circondò col braccio. «Ma non capite, cara, che prima o poi, oggi o domani, dovrete pur decidervi a questo passo che tanto vi spaventa? Non vorrete già chiudervi per sempre fra queste quattro mura, voi e il vostro bambino! Su dunque, prendete il vostro coraggio a due mani e venite fuori ad affrontare il mondo! Oggi — immediatamente — mentre ancora io sono con voi.»
Chérie esitava, pallida e titubante. D'un tratto si volse a Luisa:
«Tu — tu usciresti con me?»
Vi era tanta umiltà, tanta angoscia in quella domanda che Luisa ne fu tocca.
«Ma certo, cara,» rispose. «Corri, corri a vestirti.»
A quella risposta il cuore di Chérie ebbe un palpito di gioia. Afferrò la mano di Luisa e la baciò; poi corse rapida nella sua camera.
Indossò il modesto vestito nero che aveva portato [pg!298] nel viaggio dall'Inghilterra; ma il bambino lo vestì con tutto ciò che aveva di più bello. Gli mise il mantello bianco ricamato da lei, e la cuffietta di merletti adorna di nastri celesti, e le più eleganti scarpette a maglia di seta azzurra. Poi lo prese in braccio e andò a mettersi con lui davanti allo specchio.
Insomma, dopo tutto, era un gran bel bambino, non è vero? Non si poteva dire che non fosse bello come un cherubino. La gente avrebbe forse potuto odiarlo non conoscendolo.... ma appena l'avessero visto!...
Tremante, arrossente, sorridente, ella apparve al cancello del cortile dove già Mary Elliot e Luisa l'aspettavano. In mezzo a loro due uscì nella via e s'avviò tremante. Assai giovane, assai commovente ell'era, colle guancie vermiglie per l'emozione, volgendo in giro gli occhi lucenti e timorosi.
Chissà se incontrerebbero qualcuno? Qualcuno di loro conoscenza?....